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La psicologia portata fuori dagli studi e la critica all’idea di normalità. I 20 anni di Tice

Ci sono storie di imprese che iniziano con un atto amministrativo, una sede, un gruppo di professionisti, un progetto scritto. E ci sono storie che iniziano con un prima: da una domanda, da un’intuizione, talvolta da un viaggio o un incontro che spostano il modo di guardare il mondo. La storia di Tice appartiene a questa seconda categoria

Ci sono storie di imprese che iniziano con un atto amministrativo, una sede, un gruppo di professionisti, un progetto scritto. E ci sono storie che hanno un prima: prendono le mosse da una domanda, da un’intuizione, talvolta da un viaggio o un incontro che spostano il modo di guardare il mondo. La storia di Tice appartiene a questa seconda categoria. La psicologia portata fuori dagli studi e dentro la comunità: si potrebbero riassumere così i primi venti anni di Tice, la cooperativa sociale fondata nel 2006 che in questi giorni celebra l’importante traguardo.

Il viaggio fondativo – racconta la presidente Francesca Cavallini – è stata una trasferta negli Stati Uniti, quella compiuta nel maggio del 2005 quando ero una giovane psicologa appena laureata, per conoscere da vicino il “Precision Teaching” appreso attraverso gli studi accademici”. Cavallini parte così alla volta di Santa Rosa, in California, dove studia con Carl Binder, erede culturale della tradizione di Ogden Lindsley. Poi prosegue verso il Nevada, a Reno, dove osserva l’applicazione del “Precision Teaching” nei centri di apprendimento dedicati al potenziamento di lettura, scrittura, grammatica e matematica per bambini con bisogni educativi speciali.

I primi 20 anni di Tice

 

Da quel viaggio non porta in Italia soltanto una metodologia. Porta un’idea organizzativa: creare un luogo intermedio tra università e territorio, tra ricerca e pratica clinica, tra sperimentazione e servizio. Un ambiente in cui ciò che l’università studia possa essere applicato nei contesti reali, e in cui i bisogni delle famiglie, delle scuole e delle comunità possano tornare alla ricerca come domande nuove. Oggi Tice è una cooperativa sociale che ha perseguito nella sua storia ventennale quella missione, offrendo servizi, formazione e ricerca in psicologia, con centri per bambini, adolescenti e giovani adulti, e procedure basate su evidenze scientifiche.

“Prima ancora di diventare una cooperativa sociale, – sottolinea Cavallini – prima dei centri, dei progetti, dei dottorati, dei premi, delle pubblicazioni e dei riconoscimenti istituzionali, Tice nasce da una ricerca personale e professionale: capire come rendere l’apprendimento più efficace, più misurabile, più accessibile. Come portare la scienza del comportamento fuori dai manuali e dentro i contesti reali di vita. Come costruire servizi psicologici capaci non solo di rispondere ai bisogni, ma di trasformare i contesti in cui quei bisogni emergono”.

I primi 20 anni di Tice

 

Nel 2006 nasce Tice Cooperativa Sociale. La scelta della forma cooperativa non è secondaria. Non si tratta di costruire uno studio professionale più grande, né di sommare singoli specialisti. La cooperativa diventa fin dall’inizio una dichiarazione di metodo: lavorare insieme, condividere responsabilità, supervisioni, procedure, formazione, dati, ricerca e visione. In altre parole, trasformare la psicologia da prestazione individuale a sistema organizzato. Nei primi anni Tice si concentra sul potenziamento degli apprendimenti, sulla fluenza, sul “Precision Teaching”, sull’Analisi Applicata del Comportamento e sui percorsi psicoeducativi per bambini e ragazzi con bisogni educativi speciali. Ma il modello si amplia rapidamente. Il centro non è pensato come un luogo separato dalla vita: è un laboratorio di relazioni, autonomie, apprendimenti, socialità e partecipazione. L’obiettivo non è soltanto “trattare” una difficoltà, ma accompagnare bambini, adolescenti e giovani adulti a sviluppare potenziale, competenze e qualità della vita.

Da qui discende una delle caratteristiche più riconoscibili di Tice: l’intreccio continuo tra clinica, formazione e ricerca. La cooperativa collabora con università italiane, attiva dottorati industriali e in alto apprendistato, partecipa a master, sviluppa pubblicazioni scientifiche e trasferisce nei servizi ciò che viene studiato. La ricerca non rimane sullo sfondo: diventa parte dell’identità quotidiana dell’organizzazione.

Il 2011 rappresenta uno snodo importante. Tice riceve il Premio Gaetano Marzotto per il progetto “Crescere e imparare interconnessi”, un riconoscimento nazionale che valorizza la capacità di generare ricadute sociali, territoriali e culturali. È una tappa che racconta bene la direzione presa dalla cooperativa: non limitarsi a offrire servizi, ma costruire modelli replicabili, capaci di produrre innovazione sociale.

I primi 20 anni di Tice

 

Negli anni successivi arrivano altri riconoscimenti e nuove progettualità. Tice sviluppa servizi rivolti a diverse fasce d’età e bisogni: interventi Aba, psicologia scolastica, psicoterapia e consulenze psicologiche, cyberpsicologia, formazione, supervisione, servizi psicodiagnostici, autonomia e futuro per giovani neurodivergenti. I centri diventano comunità operative: Tice Kids, Tice Teen, Tice Future e la sede di Correggio. Luoghi diversi, ma accomunati dalla stessa idea: lavorare con metodo, in équipe, dentro una rete che coinvolge famiglie, scuole, servizi e territorio.

Parallelamente cambia anche il linguaggio con cui Tice racconta il neurosviluppo. Il paradigma della neurodiversità entra progressivamente al centro della visione. Non come negazione della diagnosi, né come rimozione della sofferenza, ma come postura critica verso l’idea di normalità. La domanda diventa: quando un intervento risponde a una sofferenza reale e quando, invece, rischia di chiedere alla persona di adattarsi a una norma implicita? Da questa prospettiva, la psicologia non serve a cancellare la differenza, ma ad aumentare autonomia, consapevolezza, autoregolazione, autodeterminazione e qualità della vita.

È una trasformazione culturale oltre che clinica. Tice passa dal sostenere persone neurodivergenti al mettere in discussione i contesti che spesso producono esclusione. È qui che si inseriscono progetti come Neurodivergent Hub, LearnBandB, Ciciarapp, Pappagallo, Special Stroke Givers e altre iniziative di imprenditoria sociale digitale. L’idea è radicale: i giovani neurodivergenti non sono soltanto destinatari di supporto, ma possono diventare produttori di valore sociale, creatori di servizi, protagonisti di nuove forme di partecipazione.

I primi 20 anni di Tice

 

Nel 2020 un altro passaggio simbolico conferma questa traiettoria: Francesca Cavallini viene selezionata come Ashoka Fellow, entrando nella rete internazionale degli imprenditori sociali impegnati a produrre cambiamenti sistemici. È un riconoscimento alla persona, ma anche al modello Tice: una cooperativa che usa la psicologia come leva di innovazione sociale.

Gli ultimi anni segnano una nuova fase di maturità. Ticeottiene autorizzazioni formali al funzionamento sanitario. È un passaggio tecnico, ma anche politico e culturale. Perché Tice non nasce come struttura sanitaria tradizionale, non è una clinica centrata sulla figura medica, non è un poliambulatorio. È una cooperativa sociale composta soprattutto da psicologhe e psicologi, professionisti che lavorano insieme dentro procedure condivise. L’autorizzazione rende visibile ciò che Tice ha costruito nel tempo: un’organizzazione clinica, sociale e cooperativa capace di produrre salute psicologica con responsabilità, metodo, trasparenza e qualità. Non un insieme di professionisti isolati, ma una comunità professionale che si assume una responsabilità collettiva.

I primi 20 anni di Tice

 

“Guardando questi vent’anni, – afferma Cavallini – la storia di Tice può essere letta come una sequenza di passaggi: dall’intuizione individuale alla cooperativa; dalla metodologia alla comunità; dal servizio alla ricerca; dalla diagnosi alla neurodiversità; dalla presa in carico all’autodeterminazione; dalla psicologia come prestazione alla psicologia come infrastruttura sociale. Oggi Tice è una realtà che tiene insieme più dimensioni: clinica, formazione, ricerca, scuola, innovazione sociale, salute mentale, imprenditorialità, territorio. La sua storia mostra che la psicologia può abitare luoghi diversi da quelli tradizionali. Può entrare nelle scuole, nei centri, nelle famiglie, nelle imprese sociali, nelle piattaforme digitali, nei percorsi di autonomia, nei bandi, nelle università, nelle comunità”.

“Vent’anni dopo, l’eredità più forte di Tice – conclude Cavallini – non è soltanto l’elenco dei progetti realizzati o dei riconoscimenti ottenuti. È l’aver aperto una strada: dimostrare che una cooperativa di psicologhe e psicologi può essere un soggetto organizzato, scientifico, sociale e sanitario; che la qualità clinica non è solo competenza individuale, ma sistema; che la ricerca può diventare servizio; che la neurodivergenza non va solo supportata, ma ascoltata come possibilità di ripensare i contesti. Tice nasce da un viaggio. Ma la sua storia, vent’anni dopo, racconta soprattutto un ritorno: riportare nel territorio ciò che la ricerca insegna, e riportare alla ricerca ciò che le persone, le famiglie e le comunità chiedono ogni giorno”.