Un gommone di sei metri, la superficie liscia del Po nella quale si riflette il cielo, e l’amicizia. Si può chiedere di più da un viaggio di quattro giorni sulla rotta che da Piacenza (da San Nazzaro, per essere precisi) porta fino al mare?
La redazione di Universi è tornata a riunirsi alla Cattolica di Piacenza dopo la pausa estiva: non abbiamo potuto che ascoltare con ammirazione, e anche una punta di invidia, l’avventura compiuta nel settembre scorso da uno di noi, Alberto Capelli. Un viaggio prima sognato, poi desiderato e infine diventato realtà grazie alla collaborazione di tanti amici. Fitto di incontri inattesi e di scoperte, non solo geografiche, lungo l’asta del grande fiume. Fino all’approdo davanti all’incanto dello skyline di Venezia, osservata dalla laguna, con un’incursione dentro al Canal Grande, tra le meraviglie della città che galleggia.
Ci siamo fatti raccontare da Alberto e da suo padre Carlo le varie tappe dell’itinerario. Nelle foto alcuni momenti dell’impresa.

Quando siete partiti e con quale mezzo avete affrontato la navigazione?
Siamo partiti il 18 settembre, il viaggio è durato fino al 21 diviso in quattro tappe. Eravamo a bordo di un gommone di sei metri spinto da un motore da 120 cavalli. C’erano sei posti molto comodi, l’imbarcazione è stata messa a disposizione da Fabio Brusamonti di New Nautica di San Nazzaro.
Come era composta la “ciurma” e con quali compiti?
C’ero io, Alberto Capelli – detto Alby Cape – e da buon capitano ho dato a ogni compagno d’avventura o membro della ciurma un compito; c’era l’addetto alla logistica-alloggi e cartografo Marco Chiodelli Palazzoli, detto Chiodo, l’addetto alla parte turistica e cartografo Giorgio Bassi, detto Gio, l’addetto al pulmino-scialuppa di sbarco e alla benzina Marco Tizzoni, detto Tizzo, l’addetto al timone Carlo Capelli e l’addetto alla parte di divertimento Tommaso Greco, detto Tommy.
Chi ha organizzato il viaggio? (risponde Carlo)
L’impresa è stata organizzata da Alberto nei minimi dettagli, distribuendo compiti e motivando la “ciurma”. Avevamo un pullmino di appoggio e al termine di ogni tappa abbiamo trovato un attracco dove lasciare il gommone. Naturalmente avevamo pianificato i pernottamenti in alcuni agriturismi vicini al fiume.
Ci raccontate le quattro tappe?
La prima tappa: partenza da San Nazzaro, conca di Isola Serafini fino Boretto nel reggiano. Lì abbiamo attraccato e siamo scesi a terra, col pullmino abbiamo raggiunto Brescello dove abbiamo visitato le statue di Don Camillo e Peppone. Infine sosta a San Benedetto Po.
Seconda tappa da San Benedetto fino alla foce dell’Adige. Abbiamo fatto alcune tappe poi fino alle Bocche di Pila, abbiamo dormito a Porto Fossone vicino a Chioggia.
Terza tappa da Chioggia ci siamo spostati davanti alla foce dell’Adige e successivamente siamo entrati in laguna veneta per raggiungere Venezia e alcune isole. Abbiamo costeggiato il Lido e siamo transitati lungo il canale, ci siamo fermati a Murano a fare benzina e poi abbiamo ormeggiato all’isola di Burano. Da qui abbiamo fatto ritorno a Chioggia.
Il quarto giorno al ritorno dalla laguna abbiamo raggiunto l’Adige e passando attraverso la chiusa abbiamo ripreso la navigazione lungo il Po controcorrente. Qui abbiamo conosciuto un gruppo pescatori di siluro con il capobanda soprannominato Mazinga che ci hanno ospitato sul loro pontile. Quindi siamo approdati di nuovo a Boretto dove abbiamo lasciato il gommone.

Che esperienza è stata Alberto?
Sono state tante le emozioni, le cose che mi hanno impressionato di più sono state l’umanità della gente che ho incontrato lungo il grande fiume Po e soprattutto vedere la gioia e la felicità negli occhi dei miei compagni d’avventura, o meglio della mia ciurma.
Che idea vi siete fatti della gente del Po? (risponde Carlo)
Abbiamo incontrato una grande disponibilità nelle persone. Poi la bellezza del paesaggio è stata a tratti sorprendente. Procedendo verso oriente, cambia il legame delle persone con il fiume. Abbiamo visto molte case vicino alle sponde, la sensazione è che man mano che ci si avvicina alla foce, gli abitanti vivano più a stretto contatto con il Po, lo sentano più parte della loro vita e identità.







